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La Scuola

La nostra storia. Chi era Sylvestro Ganassi?

La nostra scuola

L’Associazione Scuola “Sylvestro Ganassi” si costituisce nell’aprile del 1996 come associazione culturale no-profit. La scuola è una diretta filiazione della Fondazione Italiana per la Musica Antica della Sifd (Società Italiana per il Flauto Dolce) storica associazione a carattere nazionale che ha contribuito nei suoi cinquant’anni di attività alla diffusione della musica antica in Italia.

Interesse principale della Scuola Ganassi è stato inizialmente quello dello studio della musica antica (dal medioevo al barocco) e della prassi esecutiva con strumenti originali dell’epoca.

Senza tradire la sua vocazione specialistica l’associazione ha ben presto ampliato i propri orizzonti verso una ampia diffusione della pratica strumentale e dell’educazione musicale di base e divenendo così un punto di riferimento nel panorama musicale romano per intere generazioni che credono nel profondo valore educativo della musica.

Uno degli obiettivi primari della Scuola Ganassi resta quello della musica d’insieme a cui viene dedicato la sezione centrale delle attività, in questo settore è dato largo spazio a tutte quelle iniziative che mirano a creare dei gruppi dal livello dilettantistico a quello professionale, da quello per bambini a quello per adulti, orchestre di archi, orchestra di flauti, orchestra di chitarre, banda di flauti dolci.

L’Associazione Scuola Ganassi è da molti anni inserita a pieno titolo nel tessuto socio-culturale della città: ha infatti partecipato ad  una serie di iniziative e manifestazioni, promuovendo e gestendo progetti, rassegne concertistiche e attività culturali in collaborazione con il I Municipio, il Comune di Roma e la Regione Lazio, oltreché a diverse e prestigiose strutture e organizzazioni quali il Museo Canonica di Roma, la Festa Europea della Musica a Roma e Parigi, l’Estate Romana, Musica per Roma, Museo degli Strumenti Musicali di Roma, Letture d’Estate (Lungo il fiume e tra gli alberi)

La Scuola Ganassi è socio fondatore del Coordinamento Associazioni Romane per la Musica.

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COMITATO DIRETTIVO
PER IL TRIENNIO 2019/2022

Adriano Ancarani
Paolo Bonamici
Roberta Mazza
Armando Pinci (presidente)
Chiara Pontecorvo
Ludovica Scoppola
Franco Tinto

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Sylvestro Ganassi

Sylvestro Ganassi nacque nel 1492, secondo diverse fonti in una località del veneziano denominata Fontego o Fontigo. Il G. fu in primo luogo un profondo conoscitore della tecnica di diversi strumenti, specie del flauto dritto e della viola da gamba, di cui egli stesso era virtuoso. Secondo gli esigui dati biografici in nostro possesso il G. fu musicista della Signoria di Venezia e contemporaneamente strumentista nella Basilica di San Marco. Tale attività si protrasse sicuramente almeno fino al 1535, anno in cui vide la luce il suo primo trattato, l’ Opera intitolata fontegara, nel quale egli si firma “senator della Illustrissima Signoria di Venezia”, nei suoi due successivi lavori, ovvero Regola Rubertina del 1542 e Lettione seconda  del 1543 il G. infatti non utilizzò più questa dicitura.

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L’attività trattatistica del G. ebbe inizio con il Fontegara, la cui eccezionalità risiede innanzitutto nel fatto di essere il primo trattato dedicato in maniera esclusiva alla tecnica del flauto a becco e di costituire insieme con la Regola Rubertina uno straordinario vademecum nell’universo della prassi esecutiva del Rinascimento.

Rispetto ai trattatisti contemporanei, quali S. Virdung (Musica getutscht, Basel 1511), M. Agricola (Musica instrumentalis deudsch, Watenberg 1529, Musica figuralis deudsch, ibid 1532), Ph Jambe de Fer (Epitome musical, Lyon 1556), il G. rivela uno spiccato senso pratico, che si manifesta attraverso un modo di procedere dettagliato ed esauriente che si avvale di numerosi esempi disseminati nei vari capitoli delle sue opere. Nel Fontegara, ad esempio, il G. ha cura di trascrivere i principali tipi di ornamentazione che spesso venivano affidati alla pratica degli strumentisti che alla notazione, riuscendo così a ricostruire un quadro in cui, tra l’altro, si evidenzia il problema della ineguaglianza ritmica rinascimentale, specie attraverso la diminuzione. Di questo particolare tipo di ornamentazione, essenziale nella pratica strumentale ma anche vocale della prima metà del XVI secolo, il G. si occupa diffusamente in relazione sia al problema esecutivo, sia a quello compositivo. La diminuzione era generalmente affidata all’improvvisazione del cantante o dello strumentista. Il G, invece, si propone di riportare con estrema precisione questa pratica “non scritta” all’interno dei vari esempi, nei quali viene affrontato nel contempo il problema delle proporzioni, frazioni che spesso venivano applicate alle diminuzioni per ottenere una maggior esattezza nell’esecuzione. Nel trattato il G. non manca di affrontare minuziosamente il problema della diteggiatura, nonché quelli dell’intonazione, dell’emissione e della qualità del suono, fattori tutti connessi a quello che per il G. rappresenta l’elemento nodale: il fiato. A tale riguardo, il modello insuperato per il G. rimane la voce umana, considerazione che in qualche modo rimanda all’illustrazione che si trova in apertura del trattato, in  cui sono raffigurati tre suonatori di flauto a becco in mezzo a due cantanti.

La Regola Rubertina è dedicata “Allo illustre Signor Ruberto Strozzi”, valente allievo del G., da cui lo stesso trattato prende con molta probabilità il nome. L’opera si articola in due parti di cui la prima, che è stata poi indicata come Regola Rubertina è dedicata alla viola da gamba definita “viola darcho tastata”, poiché la sua caratteristica era la tastiera divisa in sezioni dai tasti, mentre la Lettione seconda è dedicata al violone.

Il G. comincia con il chiarire la corretta posizione che lo strumentista deve assumere, a partire dal capo, che non deve mutare la sua inclinazione rispetto allo strumento compiendo movimenti troppo bruschi, nemmeno nell’atto di eseguire un vibrato o brani dall’andamento veloce. Il G. si sofferma sulla descrizione della posizione della viola, tenuta tra le gambe, del modo di impugnare l’archetto e del suo utilizzo a seconda della difficoltà e dei procedimenti tecnici da affrontare, come ad  esempio il pizzicato, il vibrato, il legato, l’esecuzione dei trilli per semitono, per tono e per terze. La Regola Rubertina suggetisce certo l’idea di una grande padronanza tecnica, di un virtuosismo che si lega a una solida preparazione musicale, in ogni caso tutti i trattati del G. sono destinati sia ai principianti che sia veri e propri virtuosi.

Nella Lettione seconda il G. si occupa in maniera più specifica del cosiddetto violone, termine che nella famiglia delle viole designava in maniera  piuttosto generica gli strumenti più gravi e più grandi: nel trattato sono enumerate una serie di regola riguardanti soprattutto l’accordatura e inoltre “il modo di sonare più parte con il violone unito con la voce”. Il  G. non manca poi di affrontare il problema dell’improvvisazione sopra un basso, trascrivendo come esempi una serie di ricercari attraverso i quali viene riproposta la prassi della diminuzione.

Si può essere pressoché certi del fatto che il G. possedesse una stamperia a Venezia, visto che in conclusione di ogni trattato egli figura come autore della stampa stessa del Fontegara si legge infatti “impressum Venetiis par Sylvestro di Ganassi del Fontego”, nella Regola Rubertina,  “in Venetia ad istantia dell’autore”, e nella Lettione seconda “Stampata per Lautore proprio”.

Non si hanno notizie del G. successive a questa data e sono ignoti luogo e data di morte.

Oltre all’importante contributo dell’opera del G. per quello che riguarda la ricostruzione della prassi esecutiva dell’epoca, non vanno tralasciate le preziose informazioni contenute nella Regola Rubertina riguardanti la classificazione della famiglia delle viole e le accordature in uso, il metodo del G. ha notevolmente influenzato le generazioni successive, tanto che molti gli hanno riconosciuto una funzione di pioniere nella codificazione della didattica violistica.

 

Opere: Opera intitulata Fontegara La quale insegna a sonar chon tutta l’arte opportuna a esso instrumento massime il diminuire il quale sarà utile ad ogni instrumento di fiato ed chorde: et anchora a chi si diletta di canto… Venezia 1535; Regola Rubertina (parte I), Regola che insegna sonar de viola darcho tastada… Venezia 1542; Lettione seconda pur della pratica di sonare il violone d’archo da tasti, composta per Sylvestro Ganassi dal Fontego desideroso nella pictura, la quale tratta dell’effetto della corda falsa giusta.